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MASSASCUSA 

logo Chiesa Massascusa“Usciti di S.Biase e camminando solo per quei piani tutti coverti di castagne, trovasi Massascusa, luogo che gode di un’aria aperta, e forse più temperata ancora (di S.Biase)”. (Antonini)

Poche e di epoca tarda sono le notizie su questo luogo, la cui origine, secondo le ricerche compiute da Pietro Ebner, potrebbe risalire al X sec., considerando come valida l’ipotesi di esodi di famiglie dalle massae di Calabria al seguito dei monaci italo-greci.

L’origine del nome potrebbe derivare da Massa scura o ascosa, cioè “estensioni di terreni (massa) appartati tra il torrente S.Giovanni e il fiume Palistro, ma alluvionali e fertili; da qui Masascusa, forma ancora oggi utilizzata nel dialetto.

Il Giustiniani afferma a proposito di Massascusa:” edificato alle falde di una montagna esposta all’occidente, quasi un falso piano (…) paese molto povero, e la massima raccolta del suo terreno consiste in castagne e ghiande; giacchè fa pochissimo vino ed olio, forse sufficiente alla sua popolazione, che ascende a 321 anime”.

Le fonti definiscono Massascusa come un paese agricolo dove “li cittadini attendono alla coltura e le donne a filare e a tessere”. Data l’abbondanza di acqua dovuta al fluire dei due fiumi che rendeva quelle terre molto fertili, le colture erano varie e abbondanti, anche se l’uomo utilizzava metodi di coltivazioni rudimentali.

Ebner sostiene che nel 1476 la S.Casa dell’Annunziata di Napoli vi possedeva un “trappeto” e un “molino” donatole da Lionetta De Litteris di Gioi.

Nel casale vi era una torre merlata a forma quadrata di origine anteriore al XVI sec.. Le supposizioni sulla costruzione di questa torre sono varie: si presume che Massascusa fosse la residenza di qualche barone oppure che la stessa torre fosse stata edificata dai Marzano per difendere i territori circostanti dagli assalti dei feudatari vicini.

Oggi della torre rimane davvero poco: situata all’interno di un suolo privato è stata abbandonata e dimenticata.

Il casale era in possesso dei principi Sanseverino di Salerno. Per ribellione di Ferrante contro l’imperatore Carlo V anche Massascusa, come tutti gli altri beni del principe, venne devoluta alla regia Curia.

Nel 1500 vi erano a Massascusa due chiese: una dedicata a S.Felice papa e martire; l’altra dedicata a S.Martino. Secondo la tradizione questa seconda chiesa fu consacrata da due vescovi che ritornavano dal Concilio di Trento.

La chiesa di S.Felice era formata dall’altare maggiore e dagli altari di S.Antonio, S.Felice, S.Rocco e quello del SS.Rosario, a cui era dedicata la locale Congregazione fondata nel 1626 con diploma di p. Nicola Pandolfo generale dell’ordine dei Domenicani. Era adornata con candelieri e oggetti d’argento di foggia antica utilizzati durante le funzioni.

La chiesa di S.Martino, invece, aveva una cappella dedicata a S.Maria del Monte Sacro; il soffitto era “sub tabulis” tranne che per l’altare maggiore che era sormontato da una cupola. Inoltre vi erano sepolture comuni incassate nel pavimento e anche qui numerosi oggetti preziosi.

 

(da Pietro Ebner, Storia di un feudo del Mezzogiorno, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1973 pp.441-444) {socialsharing}

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