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Home Ceraso Note Dintorni S. Biase

logo Chiesa San BiaseSan Biase e dintorni

San Biase è un toponimo di origine medioevale:

...il primo nucleo si formò non prima del IX secolo attorno alla chiesa dedicata a Blasius da monaci orientali che da Velia, per la valle del Bruca, vi erano giunti ... l 'eponimo "San Biase" della chiesa eretta dai monaci proprio sulla riva del fiume, può essere stato trasferito, com'era consuetudine del tempo, al nucleo abitato sortovi intorno... ( P.Ebner)

San Biase viene menzionato presumibilmente per la prima volta in un documento del 993, in cui si stabilivano confini territoriali. Giuseppe Antonini (1683-1765), barone di San Biase, riporta un brano di questo documento nel suo trattato storico "La Lucania" (Napoli 1745).

Ancora l'Antonini sostiene che a San Biase vi era uno "spedale" davanti alla chiesa di Santa Maria dei Martiri, istituzione non nel senso curativo che intendiamo noi oggi, ma nel significato di allora, ovvero come istituto benefico che serviva da ricovero, per solidarietà cristiana, a pellegrini e infermi; questo nel corso dell'epidemia del 1300 fu ingrandito utilizzando locali attigui.

Nel 1293 Nicola de Mannia, dei signori del casato di Novi, morta la moglie Alessandrina, decise di farsi monaco a Cava, e per l'occasione donò all'abate alcuni beni da lui posseduti nel territorio di San Biase di Ceraso, e questo può aver determinato l'arrivo dei benedettini nel casale. Ma ciò non è avvalorato da documenti.

Fu luogo strategico di comunicazione nel periodo antico (Via del Sale – Via dei Metalli), nel corso dei secoli ha avuto personaggi illustri come i fratelli Antonini ( Annibale – grammatico ) e Cristoforo Ferrara (1818-1870) deputato nella IX legislatura (1865-1870). Casale dello Stato di Novi fino alla abolizione della feudalità (1809) fu aggregato al Comune di Ceraso di cui tuttora è frazione.

Di buona accoglienza e con un clima mite rappresenta un esempio classico di economia rurale. Nel corso dei secoli si è sostenuto con i prodotti della sua terra, come olio, vino, insaccati, conserve, castagne, noci, e con tecniche agricole importate in loco dagli stessi monaci e tramandatesi ("Acquari", mulino ad acqua).

L'ambiente antropico

Le infrastrutture tecnico-agricole si sono conservate prevalentemente integre anche se desuete. Il paese produce ad economia familiare dell'olio e del vino di buona fattura. La struttura del paese conserva l'impianto originario, con i sottopassaggi nel centro storico (via Pigna, via del Fiume, via della Cappella) caratteristici dei siti greco-orientali e comunque degli ambienti rurali.

La presenza dell'uomo si riscontra fino ai 1000/1100 mt./slm fascia ultima dei boschi di castagno, che donano dei frutti squisiti in gran quantità. Si sono perse le tecniche di stagionatura del frutto né tanto meno sono nate nuove realtà di trasformazione. La pastorizia è quasi scomparsa.

Luoghi da visitare

Il paese

Oggi è un minuto ma pittoresco borgo (400 abitanti) che sorge a 465 m./slm lungo un'apertura eluviale detritica del torrente Palistro e del torrente Fiumicello.

L'abitato, trasformato in epoca recente, consta di due nuclei originari l'uno a ridosso della chiesa madre l'altro a ridosso della collina del "giardino". Le case sono addossate l'un l'altra e conservano la presenza dei sottopassaggi.

Di suggestivo interesse è la piazza Europa, strutturata in maniera classica, con il palazzo gentilizio del XVI sec., la chiesa di San Biagio rifatta nel XIX sec., le carceri del Palazzo (oggi abitazione privata) e, sulla riva destra del fiume, il mulino ad acqua. L'ansa del fiume chiude il borgo a mezzogiorno.

Il secondo martedì di Settembre si festeggia la Madonna di Costantinopoli con la tradizionale processione delle "cente" e il 3 febbraio San Biagio con il rito dell'unzione della gola.

manifesto festa del pane 2011Chiesa di San Biagio

Il sito originario risale al X sec ma la chiesa è stata completamente trasformata nel corso dei secoli: conserva un ciclo di affreschi del XIV sec. (rappresenta una teoria di Santi orientali, martiri nella Cappadocia nel III sec. d.c.- S.Biagio, S.Donato, S.Barbara, S.Sebastiano, insieme al Cristo pantocrator e ai quattro Evangelisti) ritrovati di recente in una cappella minuta con volta a botte interdetta nel 1867 (in restauro) ed inoltre una tela ad olio del XVII sec di scuola napoletana.

La cappella dei Martiri

E' posta sulla riva orografica (sx) opposta a quella della chiesa madre ed è possibile che sia stato il luogo originario prescelto dalle prime comunità ; è stata completamente trasformata .

Il palazzo gentilizio

Di impianto classico (XVI sec.), conserva il cortile con pozzo, le scale e un salone del XVIII sec. E' abitazione privata.

Le carceri

Adiacenti al palazzo gentilizio ne costituivano un unico corpo prima che venissero separate dalla S.S.18. Conserva la sua struttura in pietra ed oggi è abitazione privata.

Il mulino ad acqua e "a lovata".

L'impianto risale al periodo monacale mentre la struttura ha avuto diverse modifiche. La tecnica è comunque originaria, ed è

l'unico ancora in funzione nel Cilento. Insieme alla "lovata" ,il canale che porta l'acqua alle pale prelevandola dal fiume, compare in un unico corpo con la chiesa, la cappella di Santa Maria dei Martiri, e l'ansa del fiume.

Gli "acquari"

Tecniche ancestrali di irrigazione rurale costituiscono una fitta rete che avvolge i crinali a monte dell'abitato. Alcuni ancora in uso erano utilizzati per l'irrigazione dei terreni a valle e costituiscono un patrimonio culturale di notevole interesse. Sarebbe opera di lungimiranza il restauro.

Archeologia industriale

In prevalenza consta dei ruderi dell'industria per la produzione dell'acido tannico impiantata nel 1899 dalla famiglia Ravera di origine genovese; constano di alcune tracce del percorso montano delle teleferiche, del canale per il trasporto dell'acqua del fiume da San Biase al sito industriale, nonché dello scheletro in mattoni rossi e acciaio ( XIX sec) della fabbrica (vedi San Sumino). Dal 1899 al 1926 la produzione necessitò di circa 800 addetti tra taglio , trasporto e tecnica di trasformazione, cosa eccezionale per l'epoca e di forte incidenza sociale.

Località "Isca" – Vivaio Forestale

Ampia zona alluvionale, fertile e pianeggiante che si incontra risalendo l'alveo fluviale 2 Km a monte dell'abitato. Fu adibita il 25 Febbraio 1929, con deliberazione podestarile, dall' Ispettorato provinciale forestale di Salerno a Vivaio forestale. Oggi è amministrato dall' Ispettorato Compartimentale delle Foreste di Salerno. Ambiente suggestivo; nel vivaio vengono coltivate piante prevalentemente autoctone. Vi è anche un impianto di allevamento ittico (trote).

L'ambiente fluviale e montano

Tutto il territorio è caratterizzato dal flisch cilentano.

Arenaria, marne argillose, calcari, ciottoli, conglomerati, forme delle montagne, tutto richiama un paesaggio in continuo movimento (flisch - terreno che scivola), instabile, piacevole ma molto delicato. Lungo il fiume e risalendo il suo letto sino alle sorgenti, si resta incantati da un ambiente ospitale, dove la presenza umana sembra superflua. I vari colori stagionali variano la bellezza di questi luoghi: gli ontani e i pioppi la fanno da padrone nell'alveo fluviale mentre, sui versanti, i castagneti da frutto e i cedui, insieme a sparute colonie di lecci e di tassi, delimitano dai 900 ai 1400 m. la faggeta, fitta e umida.

Luoghi da visitare

Il Palistro

Il corso d'acqua (25Km), che segue un percorso prevalentemente torrentizio, sgorga a 1200/1000 mt/slm da più sorgenti sulle pendici meridionali del Gelbison (1705m) e settentrionali del Monte Scuro (1610m). La profonda valle montana è lunga circa 7Km ( è servita da strada asfaltata/bianca/mulattiera ) determinando un vasto bacino imbrifero condizione dell'abbondanza di acqua del torrente. Oggi affluente dell'Alento delimitava nel IV sec a.c. i quartieri settentrionali della città di Elea (VI sec. a.c.). Ha rappresentato per lunghi secoli una importante via di comunicazione con l'Appennino interno. Nella zona montana è presente la trota e la lontra oltre a sparute colonie di tassi.

Il Fiumicello

Sorge a quota 1100/1000m nei versanti meridionali del Gelbison. E' lungo circa 6Km ed affluisce nel Palistro a valle dell'abitato. Insieme al Palistro rappresentava per la comunità una difesa e una ricchezza naturale.

I castagneti

L'Antonini cita una castagna locale saporitissima, bislunga, la cosiddeta " 'nzerta", ancora coltivata. Habitat preferito, dai rapaci notturni, dalle poiane, dai picchi e dal cinghiale.

Gli oliveti

Presenti sino ai 600m di altitudine costituiscono un paesaggio caratteristico. La specie più diffusa è la "Pisciottana" e l'albero si presenta maestoso. Habitat preferito dai merli.

Le faggete

Nelle zone più fredde come nell'alveo del Palistro si presenta già ai 900m., ed alcuni esemplari perfino ai 500m. Ma per vederla nella sua spettacolarità occorre raggiungere i 1300m. La forma cilindrica, l'inesistenza del sottobosco per la fitta chioma degli alberi creano un ambiente unico abitato da alcuni mustelidi.

L'acero di Lobeli

Specie endemica dell'Appennino meridionale cresce nelle faggete sui versanti freddi del monte Scuro e del Gelbison

L'acqua "zorfegna"

Sorgente nei pressi di un'area attrezzata a pochi minuti dal paese ( 1Km ), presenta tracce di idrogeno solforato (zolfo).

L'acqua "ca vodde"

Sorgente perenne a circa 700m di altitudine in un castagneto da frutto raggiungibile in un ora di marcia o in macchina. Area pic-nic.

"Ferrante"

Sorgente perenne, poco distante dal paese ( 2Km), prende il nome dalla presenza di marne argillose di colore rosso che avendo una notevole presenza di ferro e di magnesio rendono l'acqua ferriginosa.

Le "tempe"

Ambienti particolari dovuti alla conformazione geologica del territorio flischioide. Rappresentano le vette prevalentemente brulle e pianeggianti delle colline e delle montagne che circondano il Gelbison e molte altre località del Cilento. La loro forma a "timpano" spinse gli arabo-musulmani a denominarle "timpe" ed oggi ognuna conserva il suo particolare nome che individua una caratteristica naturale o storica del posto ( tempa del Cerro,T. dei Forcati, T. dei fiori, T. della pantanella, T. di Cuccaro Vetere, T. delle Rose, T. di Fusco, etc.)

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