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Home Note culturali Documenti Ceraso, San Biase San Biase: un territorio da scoprire

SAN BIASE: UN TERRITORIO DA SCOPRIRE {socialsharing}

Compito istituzionale di un ufficio periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è la salvaguardia del territorio di competenza, quindi la conservazione e il restauro del patrimonio d’arte presente in quel territorio. Preliminare ovviamente è la conoscenza capillare dei luoghi.

Il territorio Salernitano, dal punto di vista storico-artistico è stato - fino a non poco tempo fa - sconosciuto e quindi non studiato. Pertanto obiettivo principale della Soprintendenza per i Beni A.P.P.S.A.E. di Salerno e Avellino fin dalla sua istituzione è stata la conoscenza delle realtà artistiche e architettoniche presenti sul territorio finalizzata alla tutela e salvaguardia delle opere e monumenti d’arte. A questi due obiettivi si è aggiunto la valorizzazione che soprattutto in questi ultimi anni è stata la prerogativa principale per lo sviluppo del territorio,  valorizzazione che passa necessariamente attraverso l’organizzazione di mostre, convegni e pubblicazioni. Infatti monumenti comela Certosadi Padula, centri storici come Teggiano, Musei Diocesani come quello di Vallo della Lucania, devono la loro storia grazie all’azione di valorizzazione avviata dal Ministero dei Beni Culturali in sinergia con gli Enti locali , in particolare delle Curie diocesane  a cui la gran parte del patrimonio culturale appartiene. Molte le realtà artistiche e monumentali emerse,  disseminate in paesaggi irripetibili disegnati da secoli di lavoro umano, dove convivono storia, cultura, paesaggio, folklore e tradizioni  .

Ed in questo contesto che territori come il Cilento, unitamente al Vallo di Diano, oggi Parco Nazionale, hanno  sviluppato un interesse per la storia delle proprie radici e per la conoscenza del patrimonio storico, artistico monumentale.

Storicamente angusto e difficilmente raggiungibile, il Cilento oggi si presenta come un luogo che oltre alla naturale attrazione paesaggistica  regala  sensazioni mitiche,  dove i valori, la cultura della Magna Grecia, ricca di suggestioni, è ben rappresentata da questo territorio superbamente arroccato sulle colline e in aree pedemontane  protette da torri, castelli, palazzi antichi e tantissime chiese.

Le ragioni per visitare  e scoprire il Cilento sono tante: qui infatti, si può godere il sole, il mare, il paesaggio e mille magie, provenienti da mondi e culture lontane. Luoghi ricchi di storia con vicende umane che hanno attraversato i secoli con la presenza dei greci, dei romani e dei cosiddetti “Barbari” fino ad arrivare ai giorni nostri, dove oramai questi posti sono diventati “luoghi fascinosi”, eterei, a volte lontani dalla realtà. Luoghi di cultura con i numerosi personaggi che hanno abitato le varie località rese note proprio dalla loro permanenza: da Parmenide a G.B.Vico. Luoghi d’arte con le numerose aree archeologiche tra cui spiccano per prestigio e storia Paestum e Velia, con i cenobi basiliani (Pattano), i luoghi Longobardi (Novi Velia, Laurino, Sacco), i monasteri, gli insediamenti  monastici di ogni ordine, fino ad arrivare a secoli più recenti dove l’arte si è espressa in tutte le maniere soprattutto con la realizzazione di opere commissionate per le numerose chiese che si sono venute creando sull’intero territorio dell’antica diocesi di Capaccio ora Vallo della Lucania. Espressione artistica che si è raccontata con la realizzazione di grandi opere architettoniche arricchite sempre più spesso  da dipinti su  muro, su tavola, su tela, di sculture lignee e in pietra, di artigianato ligneo pregevolissimo. Un territorio segnato dall’operato dell’uomo che  ha lasciato il segno con  le cose che lo hanno accompagnato nel viaggio della vita. Sono questi, centri dove resistono ancora le antiche tradizioni che si esprimono  con le feste patronali in onore del Santo patrono, e dove spesso si ammirano donne e uomini in antichi costumi esibirsi in antiche danze. Qui avvengono ancora i pellegrinaggi ai sacri luoghi, per lo più montani che portano i viandanti ad attraversare sentieri percorsi tra incantevoli colline e bellissimi boschi, dove ancora si  ammirano fiori e piante che emanano inebrianti profumi, e qua e là ci si può ancora  fermare a rinfrescarsi lungo i fiumi e torrenti che ora tranquilli ora irrequieti con limpide cascate offrono al pellegrino una piacevole sosta.

Ed proprio attraversando colline e boschi, (oggi resi percorribili da comode strade), che si giunge a San Biase , antico borgo del comune di Ceraso incantevole già solo per la bellezza del paesaggio. In questo luogo dove il tempo sembra si sia fermato, nella locale chiesa dedicata a San Biase, rimaneggiata nel tempo, viene alla luce, quasi per caso un pregevolissimo ciclo di affreschi quattrocenteschi che nulla hanno da invidiare con le opere più conosciute come  l’Andata al Calvario di Teggiano o con il ciclo di affreschi di San Filippo d’Agira  di Laurito.La Cappella con i dipinti  era occultata da una nicchia che ospitava una scultura raffigurante San Biase, e proprio durante i lavori di sistemazione di quest’ultima , nel tentativo di allargare lo spazio  retrostante,  che si scoprirono gli affreschi . A restauro ultimato risultarono essere l’antica iconografia di San Biase Vescovo insieme ai  Santi Sofia, Donato e Sebastiano nonchè frammenti di altre figure sacre. Un’opera interessante sia sotto il profilo storico che strettamente artistico la cui conoscenza è stata possibile grazie alla volontà profusa dal Parroco, don Aniello Panzariello che intuito l’importanza dell’opera ha fatto il possibile per reperire i fondi necessari per il restauro. Non potendola Soprintendenza affrontare con urgenza le spese economiche per il restauro dell’affresco, ci ha pensato la comunità parrocchiale che con lo sforzo di tutti ha contribuito al recupero delle economie necessarie per i lavori di restauro. Sempre più spesso le comunità parrocchiali contribuiscono alle spese per il restauro delle opere d’arte, segnale questo di un rinnovato interesse per l’arte che, nel caso di opere di carattere religioso, alla funzione cultuale si affianca  l’interesse per l’opera d’arte da salvaguardare. E’ ormai consolidata, infatti, quella reciproca collaborazione fra Enti locali, Soprintendenza e comunità cittadine e parrocchiali volte alla tutela e valorizzazione del bene culturale. Il restauro degli affreschi di San Biase, è stato curato dalla restauratrice Rosa Anzani e seguito da chi scrive in qualità di Funzionario Storico dell’Arte della Soprintendenza. Tale scoperta rappresenta per gli studiosi un ulteriore e importante tassello di storia che si va ad aggiungere agli altri ritrovamenti, per meglio raccontare le vicende di un territorio che sembrava avesse contribuito poco allo sviluppo culturale nel corso dei secoli. Tale scoperta conferma invece, che questi erano luoghi  frequentati nel passato da una colta comunità monastica che per primi abitarono queste zone dando cosi inizio a nuovi nuclei abitativi. Scoperta importante inoltre, per le nuove generazioni, che nella raffigurazione artistica possono trovare lo spunto per approfondire la storia delle origini del loro paese, per apprezzarlo, per amarlo, per non andare via.

Rosanna Romano

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