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Home Ceraso Note Beni culturali Ceraso

I BENI CULTURALI DEL COMUNE DI CERASO

Il primo documento ufficiale in cui si fa menzione di Ceraso risale al 1149, però i primi insediamenti possono farsi risalire ad un periodo antecedente. I primi abitanti della valle del Palistro costruirono le prime case intorno all'importante nodo viario, dal quale si diramava la Via del Sale, la strada arcaica di collegamento tra le rive veline e la costa ionica che, come descrive Ebner nella sua storia di Ceraso, partiva da Velia e saliva al Castelluccio; di là la via proseguiva per le tempe e lungo i crinali delle colline, giungeva a Ceraso. Da quì la strada saliva per l'odierno campo sportivo, il cimitero, San Biase (lungo il Palistro) e di là arrivava alle Terre Rosse, quindi giungeva al Passo Beta (tra il monte Gelbison e il monte Scuro), poi all'odierno Pruno di Rofrano e, per l'odierno Buonabitacolo, giungeva nel Vallo di Diano.

Le case venivano costruite una addossata all'altra per una migliore resistenza in caso di eventi sismici, e ciò a Ceraso si può osservare visitando il rione detto 'mpieri Ceraso, caratterizzato dalla chiesa e dal palazzo della famiglia Funicelli (a questa famiglia appartiene anche una delle più belle masserie della zona in località San Giovanni), nella zona dei vicoletti che si diramano dalla piazza della chiesa, fino a disperdersi negli "ortali" che circondano l'abitato, a Santa Barbara nel rione detto 'mpieri casale, a San Biase nella zona retrostante la chiesa parrocchiale.

CERASO

La Chiesa Parrocchiale San Nicola è tra le più belle chiese della diocesi, che sorprende per la sua grande dimensione rispetto al centro abitato che ha oggi meno di mille abitanti. La chiesa nella conformazione attuale, è stata costruita nel XVIII secolo, rifacendo la chiesa originaria del XIV secolo, la quale nella seconda metà del Settecento presentava una serie di dissesti alle strutture che costrinsero la comunità di Ceraso ad intervenire con urgenza.

Nel 1790 la chiesa, costruita fino all'arco di accesso al transetto fu aperta al pubblico. I lavori di completamento furono ripresi nel 1866 e durarono per undici anni. Nel periodo del completamento, durante la Messa domenicale, dopo la lettura del Vangelo, i fedeli si recavano in processione nei pressi del fiume Palistro a prendere le pietre preparate dagli scalpellini durante la settimana e venivano poste in opera dai muratori che lavoravano alla costruzione delle possenti mura della chiesa.

La chiesa presenta una facciata neoclassica, mentre l'interno presenta decorazioni in stucco del periodo tardo barocco. La copertura è costituita da una volta a botte recentemente arricchita con tele raffiguranti scene religiose. Interessante è la cripta che si sviluppa in corrispondenza del presbiterio della chiesa San Nicola. Fuori le mura del borgo, lungo la strada per il cimitero, c'è la cappella dedicata a San Antonio.

Palazzo Di Lorenzo (XIX secolo) è una delle costruzioni più imponenti di Ceraso, dotato di giardino interno che fino a pochi decenni fa era interamente coltivato. L'architettura è quella tipica delle case signorili del Cilento, caratterizzata da linee semplici, senza decori e con portali dalle forme essenziali. I locali terranei presentano ancora la pavimentazione originaria.

Palazzo Iannicelli (XIX) caratterizza, con palazzo Di Lorenzo, la piazza principale del paese. La fabbrica è stata realizzata per fasi con la fabbrica originaria costruita nell'area più vicina alla chiesa parrocchiale, mentre gli ampliamenti hanno interessato la parte che attualmente si affaccia su piazza Mazzini. Il rione detto "capo ru prevate" è dominato dal palazzo della famiglia Castello che ancora presenta degli elementi di notevole interesse, come il portale in pietra e i torrini laterali.

Palazzo Lancilotti (XV - XVIII Secolo) venne costruito per Gelsomino Lancilotti, primogenito del governatore della Baronia di Novi, il quale già nel 1456 con la sua famiglia abitava nel grande palazzo con torre nobiliare. L'edificio è stato ingrandito nel corso dei secoli con interventi di ampliamento nel 1654 e anche nel corso del '700. Il palazzo nell'800 divenne di proprietà della famiglia Iannicelli e nella seconda metà del '900 venne acquistato da Pietro Ebner che apportò ulteriori modifiche e abbellimenti all'edificio.

SAN BIASE

Le origini di San Biase risalgono alla fine del X secolo, quando il primo nucleo abitato si formò attorno alla chiesa, dedicata al Santo dai monaci greci provenienti da Velia. San Biase è l'unico centro del comune ad aver superato i mille anni di vita documentati da un documento del 993 segnalato da Giuseppe Antonini, Barone di San Biase, nel suo volume La Lucania, in cui è riportato un brano che richiama il fiume "qui bocatur Paliscus et descendit de S. Blasio usquem ad pontem de Isca".

In questo antico borgo vi era uno "spedale", cioè una istituzione benefica che svolgeva un ruolo importantissimo accogliendo pellegrini e infermi della zona. Il barone Antonini collega la presenza dello "spedale" a San Biase con l'esistenza di un monastero benedettino di cui non si hanno notizie certe.

Nel 1799 San Biase, al pari di numerosi altri casali, assunse una posizione di libertà costituendosi a municipio.

Dopo l'unità d'Italia a San Biase il brigantaggio ebbe un notevole sviluppo e si diffuse a tal punto che le autorità furono costrette, nel 1866, a disporre l'invio di un distaccamento di truppe, per tagliare i collegamenti che i briganti avevano con la popolazione, dalla quale ricevevano viveri e ospitalità.

Recentemente nella Chiesa Parrocchiale San Biagio, in maniera casuale, è stato scoperto un ciclo di affreschi nella zona presbiteriale, che era stata schermata da un intervento di restauro e abbellimento della chiesa che può farsi risalire ai lavori realizzati nel 1822 perché la chiesa minacciava di "ruinare". Tali affreschi in corso di restauro, sono di notevole fattura e risalgono alla fine del XIV secolo, opera di maestranze locali riferibili sicuramente ai dettami iconografici e stilistici divulgati dagli affreschi della Badia di Pattano. Lungo il fiume vi è una cappella dedicata alla Madonna dei Martiri che necessita di urgenti interventi di restauro per poterla restituire di nuovo al culto.

Palazzo Antonini è l'antico palazzo baronale, attualmente abitato dalla famiglia Ferrara. L'edificio è stato teatro di incontri tra i rivoltosi durante i moti rivoluzionari del Cilento.

A San Biase altri elementi di richiamo sono il vivaio forestale, impiantato nel 1929 in località "Isca", posto lungo il fiume Palistro le cui acque alimentano l'unico mulino ad acqua della zona ancora funzionante. Di notevole interesse tra le attività svolte nel vivaio forestale è l'allevamento di trote curato dal responsabile del centro, Tonino Capone, il quale ogni anno riesce a riprodurre in cattività circa 500.000 trote che ripopolano il Palistro e i fiumi dell'intera regione.

MASSASCUSA

Il borgo ha origine nel X secolo, il suo nome probabilmente deriva da Massa ascosa, cioè terreni nascosti tra due corsi d'acqua: il torrente San Giovanni e il Palistro. L'abitato è raccolto intorno alle due chiese dedicate a San Felice, Chiesa Parrocchiale (in restauro), e alla Cappella di San Martino, restaurata nel 1993. Attualmente la Santa Messa è celebrata nella Chiesa di San Martino che nella sobrietà delle sue linee architettoniche è una testimonianza di notevole interesse, malgrado le improprie aggiunte realizzate di recente nella zona del campanile.

Nel Seicento Cafaro descrivendo Massascusa segnala che vi sono due chiese parrocchiali, una dedicata a San Felice e l'altra dedicata a San Martino. Le visite pastorali del Seicento e del Settecento descrivono i beni che erano conservati nelle due chiese e anche in una cappella dedicata a san Rocco.

Interessante per Massascusa e per l'intero territorio è stata la presenza ai primi del '900 dell'unica industria presente in zona, quella dei fratelli Ravera sita a San Sumino, che sfruttando i castagneti esistenti in zona produceva estratti tannici di gran pregio che venivano esportati anche in Inghilterra e in Germania. Questa industria impiegò fino a cinquecento operai che nel 1901 lavorarono alla sistemazione delle vie nei boschi per il trasporto del legname e nel 1906 venne impiantata una teleferica che facilitava il trasposto della materia prima dalla montagna fino all'opificio di cui oggi sono visibili solo i resti di parti della struttura in mattoni e acciaio.

SANTA BARBARA

E' la frazione più popolata del comune. La prima notizia documentata sul casale è in un diploma del 1005, in cui vi è cenno esplicito della presenza di un mulino, cosa che testimonia la presenza, già nell'XI secolo, di un centro organizzato e quindi la preesistenza di un nucleo formatosi con l'arrivo del primo monaco bizantino che da Velia, attraverso la valle del Bruca, aveva raggiunto quel luogo e aveva scelto quale suo asceterio una gola del torrente. I monaci favorirono lo sviluppo del centro abitato che prese il nome del cenobio dedicato a santa Barbara. Nei luoghi dell'insediamento originario abbondano tracce del suo passato, che rappresentano importanti potenzialità per una valorizzazione legata alla ricerca e allo scavo archeologico. Santa Barbara è caratterizzata anche da un notevole centro storico, con gli antichi palazzi arricchiti da notevoli portali in pietra decorata, soprattutto lungo via Velina.

Palazzo Ferolla è una delle costruzioni più interessanti, in quanto l'edificio attuale è il risultato dell'addizione di più unità abitative acquistate ai primi del novecento dalla famiglia Ferolla, che dopo una serie di lavori di abbellimento assunse la forma di palazzo. La fascia di coronamento è arricchita da sculture in gesso raffiguranti personaggi dell'epoca. All'interno c'è il giardino costeggiato da una passeggiata coperta.

Palazzo Testa - Ferrara (XVIII Secolo) è stata l'abitazione di Tiberio Testa (1766 - 1848) e del figlio Felice (1815 - 1875), poeti fortemente legati a Ferdinando IV. La loro attività politica fu causa di rappresaglie da parte dei repubblicani che gli bruciarono la casa (distruggendo la parte di edificio che occupava l'attuale giardino) e nel 1806 subirono la confisca dei beni.

La casa, venduta all'asta, fu acquistata dalla famiglia Ferrara che nel 1836 la ingrandì costruendo l'imponente portone con le due colonne in pietra, realizzate nel fiume Bruca dal maestro Saverio Desiderio da Vallo della Lucania, mentre le basi e i capitelli delle colonne sono in pietra di Ascea.

L'edificio ha una torretta di avvistamento per il controllo della vallata sottostante e all'interno ha un cortile rettangolare da cui parte lo scalone in pietra che collega i diversi livelli. Fa parte degli immobili di famiglia la settecentesca cappella dedicata alla Madonna del Monte che si trova nel rione detto 'ntavolato e che conserva un'interessante e antica acquasantiera in marmo, oltre alla statua della Madonna con Bambino che troneggia nella nicchia absidale. Fuori dall'abitato, verso l'Isca, si trova la cappella dedicata a San Rocco, mentre la chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Barbara.

PETROSA e METOIO

La frazione Petrosa (la Fabbrica), il cui nome trae origine dalla natura del terreno locale, è stata amministrativamente elevata a frazione con Decreto del Presidente della Repubblica del 16 febbraio 1959. Della località denominata Metoio ci sono notizie già nel 1819, quando il comune di Ceraso provvide alla quotizzazione del terreno demaniale del luogo in favore delle famiglie povere. Di notevole importanza è l'antica casa colonica (Palazzo De Marsilio) detta Casa della Petrosa, oltre all'imponente palazzo che domina la vallata verso il mare dalla cima dei Cigliuti.

Palazzo De Marsilio uno degli esempi più belli di abitazione rurale nel Cilento. Venne edificato tra il 1780 e il 1790, assunse la fisionomia di residenza padronale con i tipici servizi annessi (pozzo, cucine, forni, rimesse) e con la cappella gentilizia dedicata a San Giuseppe. L'edificio si sviluppa su due livelli ed è organizzato su pianta quadrilatera con cortile centrale.

Palazzo De Marsilio si inseriva in un sistema produttivo rurale di grande dimensione comprendente il giardino, la casa estiva, il mulino, il frantoio ed altri servizi annessi, connotando la fabbrica come una delle espressioni migliori di edilizia signorile di campagna con vocazione produttiva, molto diffusa nel Cilento.

Petrosa e Metoio sono due località in cui la giornata è ancora legata ai ritmi della vita rurale dove è possibile osservare i contadini che lavorano nei campi con metodi tradizionali. Da vedere è anche il Lago Fabbrica, una diga nata per l'irrigazione della piana di Velia ma che viene utilizzata anche per la pesca sportiva. (Per approfondimenti confronta: P. Ebner, Per una storia di Ceraso, 1985; Idem, Una famiglia borghese del Cilento dal XV al XIX secolo, in "Ricerche di storia sociale e religiosa", n.31-32, 1987; E. Buonomo, Il palazzo Lancilotti-Ebner, in "Annali Cilentani", n.10, 1994.)

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